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Dal circolo : Fosse ardeatine: perchè non si dimentichi
Inviato da admin su 20/3/2009 16:55:08 (183 letture)

Riteniamo doveroso ricordare chi, con il proprio sacrificio, ci permette di vivere liberi
invitiamo TUTTI a porre un fiore sotto la lapide dedicata a COSTANTINO IMPERIALI
martire delle Fosse Ardeatine, in Piazza Vittorio Veneto.

Nel marzo del 1944 successivo all’armistizio dell’8 settembre ed ai combattimenti a Porta S. Paolo per cacciare i Tedeschi, questi continuavano ad occupare la capitale nonostante l’accordo internazionale di riconoscimento di città aperta con divieto della presenza di truppe armate operative (infatti il 4 giugno successivo, gli Americani aspettarono che l’ultimo tedesco fosse uscito da Cassia e Flaminia per fare l’ingresso da Casilina ed Appia, evitando combattimenti urbani).
La vicinanza degli Americani sbarcati ad Anzio imbestialiva le truppe germaniche che in quel periodo si esibirono in una serie di massacri ai danni di donne, vecchi e bambini
(18 vittime a Canale Monteranno, 32 a Saturnia, 14 a Blera, 40 a S. Martino, 14 a Velletri).
A Roma i rastrellamenti avevano riempito Regina Coeli ed il carcere delle SS in Via Tasso di partigiani ed antifascisti (alcuni fucilati a Forte Bravetta il 31 gennaio il 2 febbraio ed il 7 marzo)
I G.A.P. (Gruppi Armati Partigiani) eseguivano azioni di disturbo contro gli occupanti per dimostrare che Roma non era rassegnata e che era possibile ripetere quanto la popolazione di Napoli aveva saputo fare cacciando i Tedeschi con le sole proprie forze.
Quel pomeriggio del 23 marzo, anniversario della fondazione del Fascismo, il battaglione Bozen che ogni giorno attraversava la città incutendo terrore, fu attaccata dai partigiani con una imboscata a Via Rasella che produsse l’uccisione di 27 soldati.
Il comando germanico, furioso per l’attentato che costringeva a riconoscere la presenza di oppositori, volle rabbiosamente reagire con una accecata violenza contro i civili.
Da Berlino Hitler ordinò di distruggere l’intero quartiere (dal Quirinale al Tritone, da Piazza Barberini a Via Nazionale) ma i suoi generali in Italia decisero di limitarsi ad una rappresaglia di 10 italiani per ogni soldato tedesco ucciso, affidando al colonnello delle SS Kappler l’organizzazione della soppressione di 270 italiani (nella notte morivano altri 6 dei soldati rimasti feriti:il numero dei morti saliva a 33)
Occorrevano 330 italiani e furono prescelti: i condannati a morte in attesa di esecuzione, e quelli sospetti di reati punibili con la pena di morte in base alle leggi di guerra. Ma non bastavano.
Si aggiunsero i prigionieri della sede SS di Via Tasso: disertori tedeschi, soldati ed ufficiali italiani, sospetti antifascisti e partigiani. Ma il numero ancora era insufficiente.
Kappler chiese allora al questore Caruso di fornirgli un elenco di altri nominativi tra quelli detenuti a regina Coeli, possibilmente ebrei, sovversivi e comunisti.
Il mattino del 24 marzo, i Tedeschi si presentarono a Regina Coeli e per errore prelevarono, oltre i nominativi della lista, anche alcuni detenuti che aspettavano di essere messi in libertà quella mattina stessa.
Era tarda mattina quando camion coperti di pesanti tendoni partirono dal Lungotevere della Lungara e da Via Tasso in direzione di una cava abbandonata su Via Ardeatina.
Dopo nemmeno 24 ore dall’attentato in Via Rasella, Kappler fece legare i 335 prigionieri (5 in più per errore) in gruppi di 5 che entravano nella cava, fatti inginocchiare ed ammazzati con un solo colpo alla nuca.
I soldati si davano il cambio e venivano serviti alcolici per vincere la nausea, con l’ordine di procedere se non si voleva finire nel mucchio. Un solo ufficiale tedesco fu preso dal panico e non riusciva ad eseguire l’ordine: Kappler lo prese sottobraccio e gli fece vedere come si doveva fare per uccidere
Ma 335 esseri umani sono tanti da ammazzare: giovanissimi e vecchi: contadini, operai, impiegati, commercianti, avvocati, preti, ufficiali, soldati, carabinieri, cristiani, ebrei, italiani e tedeschi.
Ci volle l’intero pomeriggio ed a sera inoltrata fecero saltare con la dinamite le gallerie interne e gli ingressi alla cava, per nascondere il tutto almeno fino alla loro partenza da Roma,
Fra quei 335 corpi ammassati sotto il terreno franato c’era anche uno di noi:
Costantino IMPERIALI, Palombarese e Comunista,
arrestato pochi giorni prima perché trovato in possesso di volantini clandestini.


Riteniamo doveroso ricordare chi, con il proprio sacrificio, ci permette di vivere liberi
invitiamo TUTTI a porre un fiore sotto la lapide dedicata a COSTANTINO IMPERIALI
martire delle Fosse Ardeatine, in Piazza Vittorio Veneto.

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