Con le ultime finanziarie si è definito un taglio gigantesco, che non ha paragone con analoghe misure degli scorsi anni, che per il solo 2009 prevedeva una riduzione di trasferimenti di 3.150 milioni di euro che assumono proporzioni feroci per il 2010 e il 2011 (complessivamente meno 650 mln per le province e meno 6.510 per i comuni). Con questi numeri gli enti locali hanno avuto grande difficoltà a chiudere i bilanci a meno di non voler subire il ricatto: tagliare i servizi ai cittadini o uscire dal patto di stabilità, con le conseguenti sanzioni. Si delinea, insomma, una subordinazione della finanza locale alla finanza nazionale penalizzando gli investimenti e le scelte degli enti locali, soprattutto quando queste scelte rispecchiano i bisogni dei cittadini.
Fermo restando il nostro impegno a contrastare la politica dei tagli e di controriforma degli enti locali del governo della destra (come per esempio costruire un'iniziativa degli amministratori e dei cittadini per una radicale modifica dell'attuale configurazione del patto di stabilità), noi proponiamo anche a legislazione vigente alcune scelte prioritarie in materia di bilancio e di politica finanziaria degli enti locali tese a rendere praticabile la tutela delle esigenze dei ceti più deboli e non essere costretti a tagliare servizi sociali o aumentare le tariffe: per esempio, intensificando la lotta all'elusione-evasione; abbassando la spesa corrente riducendo le consulenze e gli incarichi esterni, valorizzando le risorse interne, riducendo convegni, seminari eventi non strettamente necessari.



