Urbanistica e consumo del suolo
Altro nodo programmatico decisivo è per noi il territorio, inteso come patrimonio di beni e risorse materiali ed immateriali da tutelare e valorizzare. Punto di importanza fondamentale è quello della programmazione urbanistica. La bellezza di Palombara Sabina e dei suoi dintorni è il risultato di secoli di attività antropica e di evoluzione naturale, in un mix che ha contribuito a rendere unico il paesaggio con il suo alternarsi di campi coltivati, oliveti, frutteti, boschi, prati. A differenza che altrove, i panorami e la campagna sabina hanno conservato un aspetto "selvatico" (confermato anche dalla presenza di una ricca fauna, a cominciare dall'aquila reale che nei Monti Lucretili nidifica fin dall'epoca dei Romani), ciò che oggi costituisce una ricchezza inestimabile a meno di voler negare la vocazione prevalentemente agricola e turistica del nostro territorio. Ne consegue che tale patrimonio costituisce il nostro “forziere”, il nostro “salvadanaio”, la nostra polizza di assicurazione per il futuro: non va sprecato o sperperato. Soprattutto non va consumato in modo discriminato.
Vorremmo che Palombara Sabina entrasse a far parte dei “comuni virtuosi”, cioè quelle realtà italiane, grandi e piccole, che già oggi si distinguono per la cosiddetta “crescita zero”: è possibile infatti avviare politiche concrete di tutela del territorio, di messa al bando di quella cementificazione selvaggia che ha letteralmente devastato ogni angolo d'Italia, vomitando palazzi, capannoni, centri commerciali, villette e di conseguenza opere pubbliche a corredo (tangenziali, svincoli, viadotti ecc). Per tali motivi restiamo contrari a tutte le forme di scempio del territorio camuffate da Piani di utilizzo aziendale, che di agricolo conservano soltanto il nome, mentre consentono l'inserimento di abitazioni in zone non urbanizzate e che tali dovrebbero rimanere.
Allo stesso modo, la variante al piano Regolatore generale con il suo iter decennale non deve essere uno strumento di clientela elettorale con promesse di rendere edificabili terreni agricoli che al contrario devono conservare l'unicità che distingue la Sabina romana dagli adiacenti territori anonimi, ormai non più campagna e non ancora periferia.
La necessità di porre un freno, un limite al consumo di suolo (ferma restando l'affermazione del diritto alla casa per tutti) è una scelta obbligata: se non si procede ad un cambio di strategia nella politica urbanistica, in meno di 100 anni molte zone saranno completamente urbanizzate; occorre evitare, laddove ancora non è avvenuto come qui da noi, il superamento del limite di territorio urbanizzato oltre il quale il sistema ecologico non è più in grado di autoriprodursi. Per non dire che abbiamo delle responsabilità verso le future generazioni. Crescita zero vuol dire, insomma, non procedere a nessun nuovo piano di insediamenti residenziali se non attraverso il recupero di volumi già esistenti; puntare alla valorizzazione del centro storico e del patrimonio artistico e architettonico (anche attraverso l'utilizzo di fondi statali ed europei per allargare il patrimonio pubblico o misto); sperimentare ed incentivare l'autocostruzione e l'autorecupero favorendo la costituzione e il sostegno di cooperative, anche al fine di riqualificare i quartieri degradati; salvaguardare e promuovere l'agricoltura; promuovere la qualità ambientale e il turismo; opporsi alle grandi infrastrutture; garantire anche ai quartieri decentrati livelli minimi di qualità abitativa (illuminazione, viabilità, acquedotto ecc). Altri comuni hanno già adottato delibere che vanno in questa direzione. Possiamo farlo anche noi.
In ogni caso, riteniamo necessario garantire un controllo delle trasformazioni attraverso il Regolamento edilizio che ha lo scopo di qualificare e classificare il patrimonio immobiliare, incentivando l'uso di tecnologie ecocompatibili (capaci di migliorare la qualità dell'abitare oltre che ridurre i consumi energetici, idrici ecc) e di materiali omogenei e di qualità che ridiano equilibrio alle forme architettoniche di un centro storico gravemente deturpato. Il tutto, ovviamente, accompagnato da una decisa lotta all'abusivismo edilizio.
Dissesto idrogeologico
Difendere il territorio (e dunque l'ambiente) significa anche portare avanti una costante opera di manutenzione capace di mantenere efficienti i sistemi di difesa idraulica, di coordinare le competenze e le conseguenze sulla gestione delle opere di bonifica, di difesa dall'erosione. La cronaca di questi giorni ci ricorda che sette comuni su dieci sono malati di dissesto idrogeologico: Palombara non fa eccezione. E quel che è peggio è che fa poco per migliroare la situazione. L'ultimo rapporto di legambiente sul rischio geologico (2009) boccia il nostro comune con un sonore 3 (insufficiente) perché: ci sono quartieri in aree a rischio idrogeologico; pur avendo un piano di emergenza recente, non c'è alcuna manutenzione ordinaria o opera di difesa idraulica, né tantomeno un piano di delocalizzazione di strutture in aree a rischio; manca un sistema di monitoraggio e allerta della popolazione in caso di pericolo; sono assenti l'attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione e le esercitazioni; infine, non ci sono vincoli all'edificazione nelle aree a rischio. Noi da sempre crediamo che la prima grande opera sia la manutenzione del territorio, in grado di salvare cose e persone e di garantire sviluppo e buona occupazione.
Acqua
I principi guida nella gestione dei servizi idrici integrati non possono prescindere dalla difesa del carattere pubblico della proprietà e della gestione delle reti oltre che dell'erogazione del servizio e debbono puntare ai risanamento dei corpi idrici inquinati, al conseguimento del miglioramento dello stato delle acque, alla diminuzione della dispersione delle reti, al perseguimento di usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche con priorità per quelli potabili. L'incuria decennale della rete di distribuzione comunale rischia di causare non soltanto uno spreco della preziosa risorsa, ma anche un futuro, vertiginoso aumento delle tariffe non appena l'Ato previsto per legge assegnerà la gestione pubblica ad un ente finalmente responsabile. Occorre, quindi, intervenire da subito, sia pure scaglionando nel tempo, per garantire la fornitura e ridurre gli sprechi, calmierando i pericolosi aumenti tariffari del domani.
Ambiente
Anche in questo settore vorremmo che Palombara Sabina entrasse nella lista dei comuni virtuosi. Non è impossibile. Abbiamo dalla nostra la presenza di un'area verde protetta (il parco regionale die Monti Lucretili) che è una delle realtà naturalistiche più importanti per quantità e qualità di biodiversità, a pochi chilometri dalla capitale. A tanti anni dalla sua istituzione, però, il parco stenta a decollare. La sua funzione primaria di conservazione di flora e fauna hanno dato un risultato egregio, ma sono rimaste inespresse le sue grandi potenzialità di sviluppo dell'economia locale, con il rischio che esso diventi, al contrario, un ostacolo sviluppo medesimo: poca sentieristica, poche strutture ricettive, poca promozione. Mentre, al contrario, si progetta di rimettere in funzione la funivia o di realizzare antenne sul Monte Gennaro. Noi, invece, continuiamo a crede che il parco possa costituire il fulcro di uno sviluppo compatibile, in grado al tempo stesso di creare occupazione locale e tutelare il territorio (per noi oggi e per i nostri nipoti domani). Occorrono però investimenti, capacità e volontà politica: è sempre una questione di scelte.
Ma c'è anche la questione clima. Nel suo piccolo, anche un comune di 10mila anime può dare il suo contributo, per esempio scegliendo di installare lampadine a basso consumo e puntando sul fotovoltaico negli edifici pubblici (scuole, municipio ecc). Va da sé che, per noi, Palombara Sabina deve essere un comune denuclearizzato.
Rifiuti
Nonostante qualcosa si sia cominciato a fare, in materia di rifiuti Palombara Sabina è tutt'altro che un comune virtuoso. Non si è fatta alcuna politica apprezzabile di raccolta differenziata con la conseguenza che la raccolta e lo smaltimento incidono in modo astronomico sulle casse comunali, mentre altrove si è riusciti a ricavare reddito da una intelligente gestione degli Rsu. Si tratta certo di un problema complesso, ma proprio per questo esso va affrontato da tutte le angolature. Occorre agire sulla produzione “a monte” del rifiuto: esistono esempi in Italia di comuni che hanno scelto di promuovere il mercato di prodotti “ambientalmente preferibili”, per esempio mettendo al bando le bottiglie di plastica nelle mense scolastiche e nelle altre strutture pubbliche incoraggiando l'uso dell'”acqua del sindaco” (cioè del rubinetto); oppure abolendo l'uso dei pannolini usa e getta a favore di quelli riutilizzabili negli nidi comunali. E altro si può fare, con l'obiettivo di far diminuire la produzione di rifiuti.
Contemporaneamente, occorre aumentare sensibilmente la quota di raccolta differenziata: l'iniziativa della compostiera a domicilio va senz'altro in quella direzione, ma non può bastare se non si riuscirà in tempi brevi a fare decollare, in tutto il territorio comunale, una vera e seria raccolta porta a porta, unico mezzo davvero efficace verso l'obiettivo “rifiuti zero”. Anche qui, esistono esempi innovativi che stanno dando buoni risultati (sia in termini di meno rifiuti da conferire in discarica, sia in termini economici per le casse del comune, sia in termini di risparmio sulle tariffe per i cittadini) e che sono perfettamente adattabili alla realtà di Palombara. La tecnologia aiuta più di quanto si creda: è possibile per esempio istituire sistemi tariffari basati sulla effettiva quantità di rifiuti prodotti dalle utenze domestiche e non domestiche con l'utilizzo di tessere con cip e cassonetti “intelligenti”.
Potrebbe essere utile anche una ristrutturazione dei siti di conferimento dei rifiuti urbani: non si vede perché Palombara debba essere deturpata, dentro ma soprattuto fuori dal centro storico, da cassonetti vecchi, sporchi, maleodoranti, piazzati in mezzo al fango quando va bene e a loro volta circondati da sporcizia: idem per le campane della raccolta differenziata. Con pochi e semplici interventi sarebbe possibile ristabilire un minimo di decoro.
Infine, c'è la questione dei rifiuti ingombranti e/o pericolosi. Non si può negare che la situazione, nel territorio comunale, sia migliorata, ma si può fare di più. Anche in questo campo non mancano esempi facilmente esportabili a Palombara Sabina, come quello di realizzare un centro comunale per la riparazione e il riuso dove beni durevoli e imballaggi possano essere reimmessi nei cicli di utilizzo ricorrendo eventualmente anche all'apporto di cooperative sociali e al mondo del volontariato.



